Codice ATECO, tasse e SCIA per aprire un negozio di telefonia

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Pubblicato il aggiornato il 7 min di lettura

Questa è la parte fiscale e burocratica dell’apertura di un negozio di telefonia: codice ATECO, INPS, forfettario od ordinario, SCIA, scontrino, fattura e usato. La parte pratica (locale, fornitori, gestionale) è nella checklist per aprire un negozio di telefonia.

Prima di firmare qualunque pratica

Le regole fiscali cambiano, e ogni caso dipende da età, altri redditi, soci e incassi previsti. Usa questa pagina per arrivare preparato dal commercialista, non al posto suo.

Il codice ATECO del negozio di telefonia

Dal 1° aprile 2025 Camere di commercio e Agenzia delle Entrate usano la classificazione ATECO 2025 dell’ISTAT, in vigore dal 1° gennaio 2025. Il vecchio 47.42.00 non esiste più: per chi vende e ripara telefoni i codici sono questi.

Codici ATECO 2025 per vendita e riparazione di telefoni, con il codice che sostituiscono
Cosa faiATECO 2025Prima (ATECO 2007)
Vendi smartphone, cellulari e accessori47.40.20, commercio al dettaglio di apparecchiature per telecomunicazioni47.42.00
Ripari telefoni e tablet95.10.21, riparazione e manutenzione di telefoni e tablet95.12.01
Ripari computer95.10.10, riparazione e manutenzione di computer e periferiche95.11.00

Nelle note dell’ISTAT il 47.40.20 comprende smartphone, cellulari, telefoni fissi e i loro accessori: caricabatterie, kit vivavoce, pellicole protettive e custodie. Le imprese già iscritte sono state riclassificate sui codici nuovi: se hai aperto prima del 2025, controlla nella visura camerale quale codice ti è stato assegnato.

Chi vende e ripara di solito dichiara tutti e due i codici: come attività principale quella che prevedi porti più incassi, l’altra come secondaria. La scelta pesa sull’INPS e, nel forfettario, sulle tasse.

INPS: commercianti o artigiani

Se l’attività principale è la vendita, di solito ti iscrivi alla gestione commercianti dell’INPS. La riparazione è un’attività artigiana: se è quella principale e ci lavori tu in prima persona, ti iscrivi all’albo delle imprese artigiane e alla gestione artigiani. Con due attività, l’INPS guarda quella prevalente.

I contributi minimi si pagano anche se il primo anno va piano, e cambiano ogni anno: la cifra aggiornata te la dà il commercialista, o il sito dell’INPS.

Camera di commercio e ComUnica

L’iscrizione al Registro delle imprese si fa con la ComUnica, la pratica telematica unica che arriva anche all’Agenzia delle Entrate e all’INPS; di solito la manda il commercialista. Chi ripara come attività artigiana si iscrive anche all’albo delle imprese artigiane della sua provincia. Ogni anno c’è poi il diritto annuale da versare alla Camera di commercio.

Forfettario od ordinario

È la scelta che pesa di più sulle tasse del primo anno, e non ha una risposta buona per tutti. Secondo la scheda dell’Agenzia delle Entrate sul regime forfetario:

  • ci si può stare se i ricavi dell’anno non superano 85.000 €; se superano 100.000 €, se ne esce già nello stesso anno;
  • l’imposta sostitutiva è del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni se l’attività è nuova e ci sono i requisiti;
  • le spese per dipendenti e collaboratori non possono superare 20.000 € lordi;
  • è escluso chi l’anno prima ha avuto redditi di lavoro dipendente sopra 30.000 €; per il 2025 e il 2026 il limite è 35.000 €.

Nel forfettario l’imposta non si calcola sui guadagni veri, ma su una parte fissa dei ricavi, il coefficiente di redditività, che cambia con l’attività (legge 190/2014, allegato 4): 40% per il commercio al dettaglio, 67% per le altre attività, riparazioni comprese.

50.000 € di ricavi da vendita: reddito su cui paghi 20.000 €
50.000 € di ricavi da riparazioni: reddito su cui paghi 33.500 €

A parità di incassi, chi ripara paga più di chi vende. Se fai tutte e due le cose, come si calcola nel tuo caso lo imposta il commercialista.

Il regime ordinario conviene quando i costi veri (merce, affitto, stipendi) sono alti rispetto agli incassi, perché lì le tasse le paghi sulla differenza vera. In cambio la contabilità è più pesante, con l’IVA da liquidare e i registri da tenere. Fatti fare due conti dal commercialista, uno per regime, con gli incassi che prevedi.

SCIA e Comune

Per aprire il negozio serve la SCIA commerciale, presentata al SUAP, lo sportello unico per le attività produttive del Comune. Per un negozio di vicinato è una segnalazione e non un’autorizzazione: puoi iniziare dal giorno in cui la presenti. Le superfici più grandi seguono altre regole, ma un negozio di telefonia di solito resta nei limiti del vicinato.

Nella SCIA dichiari di avere i requisiti morali (niente condanne che impediscono di fare commercio), il titolo per usare il locale (affitto o proprietà) e che il locale è in regola con le norme urbanistiche e igienico-sanitarie. La riparazione come attività artigiana si dichiara di solito nella stessa pratica: per riparare telefoni non serve una qualifica con esame, come invece succede per altri mestieri artigiani.

Poi il Comune ti chiede la TARI per i locali commerciali, e l’insegna ha regole e un canone suoi.

Lo scontrino: registratore telematico o ScontrinoBook

Dal 2020 chi vende a privati memorizza i corrispettivi in modo elettronico e li trasmette all’Agenzia delle Entrate. Il modo classico è il registratore telematico. Con Fix-Book c’è anche l’addon ScontrinoBook: lo scontrino parte dalla cassa del gestionale verso l’Agenzia con le credenziali Fisconline del negozio, e il registratore telematico non ti serve più. Costa 169 € + IVA l’anno o 19,90 € + IVA al mese per cassa; la lotteria degli scontrini, con ScontrinoBook, oggi non è attiva.

Come funziona passo per passo è nell’articolo sullo scontrino digitale per negozi di telefonia.

E la fattura elettronica?

La fattura elettronica è un documento diverso dallo scontrino: passa dal Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate, e in negozio ti serve quando un cliente te la chiede. Per un cliente con partita IVA ti servono i suoi dati e il codice destinatario di sette caratteri, oppure la sua PEC; per un privato che non ha un codice si indica 0000000, e la fattura gli arriva nella sua area riservata dell’Agenzia.

Fix-Book la fattura elettronica non la fa: la emetti col programma del commercialista o con quello che usi già. Quando incassi una riparazione in Fix-Book puoi segnare «Cliente richiede fattura», così ti resta il promemoria di farla.

L’usato e il regime del margine

Se compri telefoni usati da privati per rivenderli, puoi applicare il regime del margine dell’art. 36 del D.L. 41/1995: l’IVA non si calcola sul prezzo di vendita intero, ma sul margine.

Comprato da un privato a 280,00 €, rivenduto a 380,00 €: margine 100,00 €
IVA dentro il margine: 100 × 22/122 = 18,03 €
IVA sul prezzo intero, per confronto: 380 × 22/122 = 68,52 €

Le registrazioni, i documenti per l’acquisto dal privato e il modo in cui le spese per sistemare il telefono entrano nel margine vanno impostati col commercialista prima del primo acquisto. In Fix-Book, col piano Business, il ritiro da privato si fa con codice fiscale e firma, e a fine mese c’è il report dei margini da girargli: usato e regime del margine.

Le cose che si dimenticano

  • la PEC dell’impresa, che è obbligatoria;
  • la firma digitale del titolare, che serve per molte pratiche online;
  • l’informativa privacy per i clienti: nei telefoni che ripari ci sono dati personali;
  • lo smaltimento dei rifiuti elettronici (RAEE): schermi e batterie cambiati non vanno nel cassonetto;
  • i prezzi esposti sulla merce in vendita;
  • un conto corrente per l’attività, che tiene i soldi del negozio separati dai tuoi.

Le voci del primo anno

Messe in fila, ti dicono quanto devi incassare ogni mese solo per tenere aperto:

  • la pratica di apertura: commercialista, SCIA, Camera di commercio;
  • i contributi INPS minimi;
  • le tasse: imposta sostitutiva o IRPEF, con le addizionali;
  • il commercialista, per tutto l’anno;
  • affitto, utenze e TARI;
  • registratore telematico o ScontrinoBook, e il POS;
  • l’assicurazione del negozio e dei telefoni dei clienti;
  • il gestionale: Fix-Book costa da 149 € a 259 € l’anno, IVA inclusa.

Scegli un commercialista che conosca il commercio al dettaglio e le riparazioni. Doppia attività, ricariche telefoniche e regime del margine sono cose da guardare da vicino, con qualcuno che le ha già impostate per altri negozi.